Troppo difficile pensare ad un gesto di solidarietà verso l’uomo Priebke
Certo che accostare i termini “creatura umana” a Erich Priebke è un azzardo non da poco, a mio avviso è un’offesa per le vittime degli orrori perpetrati dai nazisti.
Negli ultimi anni l’ex capitano delle SS, Erich Priebke (nella foto Ansa le proteste per il funerale ad Albano Laziale), è balzato alla cronaca più volte, riportando la nostra memoria indietro a quegli anni, neanche tanto lontani, che hanno visto la sofferenza di migliaia di persone colpevoli solo di essere ebrei o partigiani e di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. A scuola i ragazzi si indignano, rimangono basiti e increduli di fronte a tanta crudeltà, quando si parla delle rappresaglie messe in atto dai soldati nazisti.
Molta letteratura racconta con un linguaggio semplice, quasi popolare, emozionante e sconvolgente, delle esperienze vissute da molti italiani durante la Resistenza, o da moltissimi ebrei durante l’olocausto. Spesso leggere un romanzo aiuta a comprendere meglio la storia, i manuali storici infatti sono molto oggettivi, non vi “leggi le emozioni” ma solo i fatti; le emozioni sono descritte in un racconto, magari scritto da chi veramente ha vissuto sulla sua pelle le esperienze di cui parla.
Certo Priebke è morto e di fronte alla morte dobbiamo avere sentimenti di rispetto e di solidarietà, solo che è difficile, molto difficile dimenticare cosa rappresenta quest’uomo che “spuntava la lista” in un sobborgo di Berlino, e sappiamo di che lista stiamo parlando; di un uomo che non ha dato segno di pentimento per quello che ha fatto in passato, mai un’espressione di comprensione per le vittime o le loro famiglie; che ha partecipato fin dai suoi inizi alla campagna di soppressione fisica degli oppositori politici del nazismo, voluta da Adolf Hitler in Germania.
Quest’ uomo ha vissuto gli ultimi anni della sua lunga vita in quella stessa città dove ha partecipato alla strage delle Fosse Ardeatine, durante la quale, non dimentichiamolo, sono stae assassinate 335 persone civili e militari italiani, fucilati a Roma il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per un attacco partigiano compiuto da membri dei GAP romani contro truppe germaniche, attentato che aveva causato la morte di 33 militari tedeschi.
Per ogni militare tedesco ucciso, dovevano morire 10 italiani, era questa la rappresaglia.
Ecco perché è difficile pensare a un semplice gesto di solidarietà verso l’essere umano Priebke, che di umano ha dimostrato ben poco.
Per concludere voglio citare alcuni versi della poesia di Primo Levi “ Se questo è un uomo”, giusto per non dimenticare …
… Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.


