“Azioni eclatanti per salvare il San Marcellino”
Una sala polifunzionale gremita, anche se è stata bassa la partecipazione dei villaputzesi, quella che ha ospitato sabato pomeriggio l’incontro – dibattito sulle condizioni dell’Ospedale San Marcellino e su quello che sembra il suo imminente ridimensionamento.
In veste di moderatore del dibattito c’è il sindaco di Villaputzu Sandro Porcu: “Sono felice di vedere questa sala gremita anche se devo essere sincero: mi aspettavo più gente. È un momento importante per tutta la comunità, anche se purtroppo ho la sensazione che i giochi siano già fatti. Gli incontri con l’assessore Arru non hanno avuto gli effetti sperati. Quello che succede nel Sarrabus, ma anche in altri paesi in cui i presidi ospedalieri rischiano lo stesso ridimensionamento, fanno in modo che la gente, un’altra volta, si senta abbandonata dalle istituzioni”.
L’assemblea è stata fortemente voluta dall’associazione Obiettivo Sanità Sardegna e dal movimento Salviamo l’Ospedale di San Marcellino che vedono Lidia Todde nel ruolo rispettivamente di presidente e coordinatrice.
Il dibattito ha visto la partecipazione di Salvatore Piu, medico ed ex sindaco di Muravera, con un piano tecnico da proporre. Afferma: “Per questo ospedale ci sono due momenti da ricordare: il 1986 e il 2007. Nel 1986 ci fu l’alluvione, con diverse vittime. Per quell’occasione il vecchio ospedale venne trasferito nel nuovo. Fu una grande conquista sociale, grazie all’ausilio dei cittadini, dei 36 militari di San Lorenzo, e degli studenti, che pulirono la struttura per giorni. Nel 2007 ci fu la visita dell’assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin che definì l’ospedale come il più bello della Sardegna e che stanziò quattro milioni di euro per la ristrutturazione”. E prosegue: “La riforma non è fatta male ma mancano le fondamenta che sono la programmazione delle emergenze e la valutazione del territorio. Questa lotta non deve essere una lotta campanilista, ma una forte richiesta per avere un’organizzazione duratura per tutta la sanità. Tutti gli ospedali devono rimanere di primo livello. Se dobbiamo costruire un modello deve partire dall’uguaglianza e dalla consapevolezza che tutti i cittadini siano uguali e abbiano lo stesso diritto alla salute”
Conclude: “Servirebbe una sola azienda sanitaria e che tutti gli ospedali siano in grado di affrontare le emergenze, che abbiano i posti letto non divisi per reparto ma a seconda della gravosità della domanda”
In seguito prende la parola Marco Falchi, sindaco di Muravera: “Si percepisce la rabbia della popolazione, siamo sempre qui a parlare ma siamo sempre fermi. Non si può fare una riforma pensando solo ai numeri, perché è vero che in Sardegna siamo un milione e mezzo di persone, ma è un territorio vastissimo e mal collegato. Aspettiamo la risposta dell’assessore Arru e speriamo di fare finalmente il nostro tavolo tecnico”.
Spazio anche per il dibattito e per le opinioni dei presenti in sala che sembrano tutti d’accordo sul passare a delle proteste più eclatanti. Interviene il medico di base di San Nicolò Gerrei, il dottor Fabio Barbarossa: “Si parla di sostituire l’ospedale con una casa della salute. E’ improbabile, sarebbe andar incontro a un fallimento. E’ inconcepibile e il territorio è inadatto. Per difendere l’ospedale bisogna battere i pugni sul tavolo”.
Arriva il turno di Marco Lampis, sindaco di Escalaplano: “Rappresento tutti i sindaci del Gerrei e tutti insieme diciamo no al ridimensionamento. Non vogliamo perdere nemmeno un servizio, questa riforma sembra togliere quel poco che c’è di buono in questa zona.
Prende parola Giuliano Meloni, assessore alle politiche sociali di San Vito: “Trovo che il sociale e la sanità debbano viaggiare assieme e questo troppo spesso, anche a causa dei continui tagli, non avviene.
Milena Mocco, consigliere di minoranza di Muravera: “Troppi problemi di viabilità e di territorio non sono presi in considerazione in questa riforma. Vanno bene i tavoli tecnici, apriamoli anche ad altri tecnici che hanno qualcosa da proporre ma penso che dovremmo intervenire e farci sentire in modo più incisivo ed eclatante.”
Prende parola anche Sandro Lorrai, cittadino di Villasalto: “Servono i tecnici per abbattere la riforma punto per punto. Le battaglie vanno fatte con criterio.”
Ennio Quaresima, presidente dell’Avocc che dice: “Se delibera deve esserci, che si parta dalle fondamenta o non si va avanti”.
Dopo di lui, parla un altro cittadino di Villaputzu, Gino Palmese: “A seconda dei numeri nemmeno a Cagliari spetterebbe un presidio di primo livello. Non ci si può affidare solo ai numeri dove ci sono realtà molto diverse, altrimenti si muore di regole”.
A concludere, colei che da anni lotta per la salvaguardia dell’ospedale, Lidia Todde: “Spero che questo incontro serva a far rendere conto alle persone che il rischio è molto serio. Serve coesione tra sindaci e cittadini anche con gesti più forti. Forse pensano che nei paesi più piccoli non siamo abbastanza intelligenti per lottare: invece lo siamo e abbiamo a cuore la nostra salute”.


