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Published on maggio 12th, 2016 | by Redazione

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Sonu ‘e corru, launeddas e ballu tundu: il Sarrabus digitale?

È dal 1973, con l’esame del patentino, che ho iniziato a frequentare Costa Rei, Villasimius, Muravera e da un paio d’anni anche San Vito e Villaputzu perché a volte i figli arrivano dove non sono arrivati i padri!

Sì, ho sempre pensato che il Sarrabus sia davvero un luogo interessante: non distante da Cagliari, separato dal Capoluogo dalla catena dei Sette Fratelli che diradando verso sud mostra la perla naturale di Villasimius.

Con l’intensificarsi dei rapporti professionali con questo territorio ho davvero potuto apprezzare gli sforzi che gli amministratori fanno per elevare il valore delle bellezze naturalistiche di cui il Sarrabus è dotato. Montagna ma soprattutto il mare e le spiagge che fanno da contorno al paesaggio e sono il principale attrattore per i turisti.

Mi capita spesso di leggere “la Sardegna è un territorio selvaggio, incontaminato, affascinante, unico” nel tentativo di creare una emozione forte. Diciamo che la parola selvaggio se la potevano anche risparmiare ma diciamo che qualche volta è anche azzeccata.

Dal 1973 ad oggi sono passati oltre 40 anni e il Sarrabus scopre che ha bisogno di crescere, di non cadere nella trappola dello spopolamento, di attrarre non solo turisti che migliorano il reddito di chi vi abita ma anche nuove famiglie che insediandosi contaminano i luoghi, intrecciano rapporti sociali rafforzano l’importanza dei luoghi e diventino una ulteriore leva che obbliga gli amministratori comunali, la Regione Sardegna e la Provincia del Sud a interoperare per fornire risorse e servizi sempre più efficienti e adeguati alle aspettative delle persone, piccoli, grandi e anziani.

Una prima risposta locale arriva proprio dalla struttura federata che fa capo all’Unione dei Comuni e che dovrebbe occuparsi di mettere in atto le azioni necessarie per uno sviluppo lungimirante e armonico di tutto il territorio, favorendo la permeabilità degli abitanti e elevando il livello dei servizi (digitali online) affinché anche le distanze tra i Comuni diventino semplicemente una scelta di vita anziché una condanna.

In questa direzione sta andando l’Italia con i servizi offerti dall’Agenda Digitale e la Regione Sardegna che sta cantierando le opere per la realizzazione delle infrastrutture digitali sulla Banda Ultralarga.

E il Sarrabus che cosa sta facendo? Sta programmando azioni volte a elevare la cultura per l’accesso ai servizi digitali da parte dei cittadini?

A volte penso che nei Comuni ragionino chiusi in difesa e temono di ammettere che di digitale c’è davvero poco e di disponibile per i cittadini: quasi niente.

Da una parte si teme la piaga dello spopolamento e dall’altro non si costruiscono i servizi che consentano ai cittadini di non sentirsi ghettizzati rispetto ai loro pari che vivono nelle aree metropolitane e che anche se vivono in mezzo al traffico della statale 554 possono comunque contare su maggiori servizi.

Attrarre più persone a vivere nel Sarrabus significa anche valere di più e aumentare la capacità di contrattazione quando la Regione decide di riprogettare il servizio sanitario regionale e, di fatto, declassando l’ospedale San Marcellino con danni per tutti.

Quindi in un quadro di riferimento che mostra la necessità di essere rivisto puntando a selezionare i progetti che migliorano la qualità della vita diventa indispensabile disegnare i prossimi scenari che richiedono attenzione e capacità programmatorie adeguate. Vanno bene i Piani strategici per il turismo ma senza tralasciare la necessità di un serio sviluppo del territorio.

L’Italia si sta dotando in questi anni di servizi di accesso ai servizi online che entro i prossimi 3, 4 anni sostituiranno in pieno le attuali modalità di erogazione.
Avremo un codice unico di accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione, (SPID), avremo il nuovo sistema di anagrafe (ANPR) che toglie ai Comuni la responsabilità della gestione dell’Ufficio anagrafe, tutti i tributi si pagheranno online con il servizio PagoPA. Insomma una vera rivoluzione.

Sin qua tutto bene. I problemi nasceranno quando le persone dovranno utilizzare questi servizi che comunque richiedono un minimo di dimestichezza per evitare le delusioni e i timori di sbagliare.

Questa è la questione nodale del digitale per l’Italia e i territori lontani dai grandi aggregati urbani la avvertiranno anche maggiormente. Senza adeguata formazione dei cittadini i servizi sono destinati a fallire o a subire ritardi enormi nella tabella di marcia. E non è un problema di età anagrafica ma un problema di conoscenza e pratica.

Questa è la scommessa che il Sarrabus deve vincere se vuole stare al tavolo della modernità o come si usa dire “dove ci portano i tempi”.
Più investimenti in cultura (formazione), procedere con la integrazione di una piattaforma unica per i servizi online per tutti gli abitanti che risiedono a San Vito, Villaputzu, Castiadas, Muravera e Villasimius e per i tanti turisti stranieri che sono abituati da anni ad essere coccolati dalla Pubblica amministrazione dei loro paesi.

Se il Sarrabus saprà andare in questa direzione potremmo dire che saremo distanti da Su sonu ‘e corru e anche su ballu tundu a launeddas sarà preservato meglio nel tempo godendo non di una brochure distribuita negli infopoint ma di un’anima perenne che non metterà mai in pericolo il loro valore e la loro presenza.

***Sandro Usai (Ablativ), esperto di tecnologia e comunicazione

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