Published on 18 Febbraio, 2016 | by Scuola Media - Terza C

Sagra degli agrumi, l’intervista all’assessore al turismo

“Quello che ci contraddistingue è l’attaccamento a quello che è il nostro valore più profondo: la nostra Terra e le sue enormi risorse”.

L’intervista di oggi è dedicata alla “Sagra degli agrumi”, della quale ci parlerà Marco Fanni, sindaco di Muravera dal 2010 al 2015.,  attualmente assessore al turismo.

Le nostre interviste stanno  “abbracciando”diversi ambiti del paese, ma tutti legati in un modo o in un altro alla sua storia; e nella storia del paese rientra questa grande manifestazione di tradizioni culturali che porta a Muravera migliaia di turisti ogni anno e apre la stagione turistica nel territorio.

Ma non bastano le interviste, stiamo anche raccogliendo notizie, fotografie, aneddoti, curiosità per conoscere più a fondo questa grande festa che porta il nome di Muravera e dei suoi agrumi in tutta la Sardegna.

Marco Fanni attualmente ricopre l’incarico di assessore al turismo del comune di Muravera del quale era sindaco sino a pochi mesi fa , ma è anche un imprenditore turistico locale che contribuisce a far conoscere le bellezze del nostro territorio fuori dalla Sardegna e oltre.

Lei ha lavorato per il comune di Muravera, per quanti anni?
Sono stato assessore per dieci anni prima e sindaco per cinque anni dopo, attualmente sono assessore al turismo.

Essendo stato assessore e sindaco del nostro comune, avrà dato sicuramente il suo contributo alla realizzazione della “Sagra degli agrumi”, ce ne vuole parlare?
Mi auguro di aver dato il mio contributo e penso di averlo dato doverosamente. Nei primi mandati  l’ho potuta seguire direttamente nella parte organizzativa per il mio ruolo di assessore, ma soprattutto perché c’era un dovere considerevole che è quello di mantenere un’importante tradizione perché la sagra  fa parte ormai di una nostra tradizione, quella di una festa che è nata come fiera agricola ed è diventata un evento sempre più importante per Muravera; ciò che ho cercato di dare è stato un contributo che si è arricchito soprattutto della grande partecipazione di tanti cittadini e in particolare, direi, di quel gruppo chiamato “Amici della Sagra”, col quale ci siamo confrontati  e abbiamo cercato di migliorare la Sagra. Io ero un rappresentante del Comune come assessore che doveva coordinare questo gruppo di lavoro che si è venuto a creare a partire dal 2001 e col quale negli anni abbiamo anche voluto apportare qualche modifica all’organizzazione della festa, per cui la parte finanziaria veniva curata dal comune e quella strettamente organizzativa veniva organizzata dagli Amici della Sagra.

Cosa fa il Comune per organizzare la Sagra?
Il ruolo del Comune è stato l’elemento cardine per quanto riguarda l’erogazione di finanziamenti necessari per la realizzazione della Sagra.

Ricorda se è successo qualche episodio particolare o pericoloso che poteva compromettere la buona riuscita della manifestazione?
Per fortuna no, dal punto di vista della sicurezza la Sagra ha sempre avuto canoni molto elevati. Diciamo che in tutti questi anni la Sagra si è sempre tenuta e in alcuni anni si è temuto perché magari sino al giorno prima il tempo era stato un pochino infausto. Ricordo un anno in cui  ci fu un acquazzone che si era placato alle nove, poco prima dell’inizio  della sfilata, ma era stato molto violento e aveva allagato le scuole, la palestra comportando qualche problema, infatti aveva complicato in qualche modo tutta la parte pre-Sagra. Poi tutto è filato liscio però.

I gruppi che partecipano alla sfilata vengono pagati dal Comune?
No, la dotazione finanziaria riguarda i rimborsi che si devono attribuire ai gruppi e non sempre tra l’altro riescono a soddisfare le spese che gli stessi gruppi sostengono e vengono variati in ragione del fatto che i gruppi provengono da un paese piuttosto che da un altro, più lungo è il tragitto maggiori sono le spese. Ad onor del vero c’è da dire che, negli ultimi anni, molti gruppi, pur di partecipare alla Sagra, non essendoci disponibilità, hanno rinunciato al rimborso spese, ma hanno voluto essere presenti per la semplice gioia di partecipare.

Per preparare le “traccas”, i carri, il Comune dispone di finanziamenti?
No, anche in questo caso è previsto un rimborso spese per i “maistus de traccas” che va a coprire il noleggio dei trattori e dei pianali e le spese vive di realizzazione delle “traccas”. Inoltre bisogna tener conto che le attività produttive del territorio mettono a disposizione dei riconoscimenti, come targhe  e coppe, che vengono attribuite ai vincitori della selezione del carro più interessante, che viene fatta il giorno della sfilata.

Ora le rivolgiamo alcune domande sulle prime edizioni della Sagra. Innanzitutto, quanti giorni durava la Sagra?
Durava un solo giorno, inizialmente si svolgeva la fiera agricola di un giorno e poi la domenica c’era la tradizionale sfilata e i balli dei gruppi folk alla sera. A partire dal 2001, insieme al gruppo degli” Amici della Sagra”, si  era deciso di ampliare il periodo della festa e di portarlo prima a due e poi a tre giorni, proprio per far sì che quest’evento si arricchisse di tutta una serie di elementi a contorno della sagra stessa che, in qualche modo, riuscissero a  caratterizzarla in maniera diversa e dessero l’opportunità di apprezzare le bellezze del territorio per un periodo che fosse più prolungato e non necessariamente legato alla sola giornata, quella clou della domenica. E devo dire che questa iniziativa ha permesso di realizzare tutta una serie di eventi collaterali di natura culturale, sportiva, tanti incontri quali convegni, legati agli elementi della tradizione, al ballo, ai canti, ai costumi e quant’altro, eventi museali e le tradizionali “cortes” che sono nate in quegli anni, questi portoni che si aprono e che hanno visto la partecipazione di tanti gruppi di lavoro e di associazioni che hanno allestito i loro portali per riprodurre degli spaccati di vita tradizionale. Elementi molto apprezzati, perché l’intero fine settimana veniva coperto da una serie di eventi ma soprattutto c’era la possibilità di scoprire il paese nella sua interezza, con il centro storico, ma anche poter andare a visitare gli agrumeti grazie alle iniziative legate alle passeggiate nei giardini per esempio, e comunque di conoscere altre parti del paese con maggiore serenità e tranquillità rispetto a quello che era la giornata clou della domenica. Questo, a mio avviso, è stata la cosa più importante che ha contribuito a migliorare la Sagra e a far sì che la stessa venisse inclusa tra i grandi eventi della Sardegna e che appunto venisse apprezzata da più punti di vista.

Da dove arrivavano i carri, le “traccas”?
Da tutto il Sarrabus, inizialmente erano trainati dai buoi e poi, successivamente, dai trattori. Queste “traccas” si distinguono e sono tra l’altro una particolarità della Sagra proprio  perché in questi grandi pianali vengono riprodotti importanti scorci della nostra tradizione, per questo motivo avevano bisogno di un mezzo di traino più robusto dei buoi e, quindi, sono subentrati i  trattori provenienti da tutto il Sarrabus, anche se ricordo delle edizioni in cui c’erano carri provenienti da Jerzu e Settimo, quindi insomma un segno della grande partecipazione alla Sagra di tutto il territorio.

Cavalli e buoi hanno sempre sfilato alla Sagra?
I buoi sono presenti oggi e lo erano anche in passato. I cavalieri erano presenti ma non in maniera così cospicua come negli ultimi anni, siamo arrivati ad avere più di cento cavalli, provenienti da tutta la Sardegna; anche loro affrontano dei lunghi viaggi e, pur di partecipare, sono disposti a tutto, anche molte volte a rinunciare ai rimborsi che sono dovuti per la ferratura e il trasporto.

La sfilata è sempre partita dall’ingresso del paese vicino al cimitero?
No, prima partiva dalla parte opposta del paese, poi per esigenze puramente logistiche, se non ricordo male nel 2003, si era deciso di invertire l’ordine di partenza della sfilata. Ma lo si è fatto per questioni di natura logistica legate solo all’ospitalità e all’accoglienza dei gruppi, ma non dimentichiamo che alla sfilata partecipano circa mille/milleduecento figuranti, quindi è importante non sottovalutare la parte inerente l’ospitalità dei gruppi e dei cavalieri, che rappresenta un aspetto molto importante all’interno della manifestazione.

Ci sono sempre stati tanti gruppi folk?
I gruppi sono sempre variati come numero, da  quindici a venti sino a venticinque o trenta come adesso, provenienti da tutta la Sardegna.

La Sagra è molto partecipata, ma si è sempre vista tanta gente come in questi ultimi anni?
La  Sagra è un evento ormai di parecchi anni, riguarda l’ultimo quarantennio e ha sempre visto una grande partecipazione. Sicuramente, in questi ultimi anni, abbiamo assistito a un’importante impennata di pubblico grazie all’allargamento di quelle attività collaterali che hanno ampliato la possibilità di visitare il territorio e quindi di partecipare alla Sagra.

Secondo lei, il fatto che ci sia la Sagra, nel corso degli anni ha dato più importanza all’agrume del Sarrabus?
Sicuramente sì, le arance si producono in tutto il Sarrabus, ma si fa spesso il nome delle arance di Muravera perché legate in qualche modo a questo importante evento che quindi ha contribuito in assoluto a diffondere l’idea che le arance del nostro territorio sono speciali, sono un ottimo prodotto e in quanto tale va valorizzato, quindi  la Sagra ha contribuito per questo, ma hanno contribuito anche una serie di eventi  e di riflessioni  che si sono fatti nel corso  delle diverse edizioni della Sagra, delle conferenze  in cui si è riflettuto sul valore dell’agrume e dell’agricoltura in generale con tutte le problematiche del caso, ma sempre pensando alle opportunità che un prodotto speciale può offrire per il futuro dell’agricoltura del nostro territorio.

Cosa rappresenta per lei la sagra?
Si dice sempre che la Sagra sia per noi una promozione per il nostro  territorio. Per me è qualcosa di molto di più, per come l’ho vissuta io in questi anni, per l’opportunità che mi ha dato di apprezzare non quello che la Sagra in sé stessa può dare, ma quello che si può costruire intorno ad essa, intorno al territorio che la Sagra vuole rappresentare. Ma anche per la possibilità che mi ha dato di collaborare, di avere a che fare, di confrontarmi  e, perché no, di litigare spesso con tante splendide persone che hanno collaborato con me in questi anni e che hanno contribuito a far crescer la manifestazione, perché in tutto questo c’era un solo obiettivo: quello di rendere questo evento più bello, di far emergere il bello di questo territorio, senza mai dimenticare quelli che sono i valori importanti della nostra tradizione, i valori della nostra identità. Proprio per questo ho ritenuto sia sempre essenziale apporre  quello che abbiamo, come presupposto per qualsiasi processo di sviluppo perché noi valiamo nel momento in cui riusciamo a fare cose belle, ma riusciamo a essere noi stessi apprezzando quello che abbiamo, quelle che sono le nostre tradizioni, la nostra cultura, la nostra storia, il nostro splendido territorio e  le potenzialità che può avere; solo in questo momento penso che facendo cose belle e vivendole come tali, potremmo essere apprezzati, valiamo finché siamo noi stessi e penso che questo, in qualche modo, venga riconosciuto e potrà essere sempre apprezzato da chi viene a visitarci in occasione della Sagra e da chi viene a farci visita in tutti  i periodi dell’anno.
Quello che ci contraddistingue è l’attaccamento a quello che è il nostro valore più profondo: la nostra Terra e le sue enormi risorse.

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