Castiadas Benedetti 3

Published on agosto 24th, 2017 | by Gianni Agus

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Si tuffa nel mare impossibile e salva 4 persone: grazie Gabriele a nome di tutta la Sardegna

“Sono io che ringrazio i sardi, siete un popolo meraviglioso”

Gabriele è un ragazzone di 33 anni alto un metro e 90, gentile e disponibile. E’ un medico osteopata romano (“per metà però sono danese”) conosciuto anche dal pubblico televisivo (interviene su Sky e TV2000). Ma soprattutto è un ragazzo generoso e altruista. Uno di quelli che pur conscio di rischiare la propria vita il pomeriggio del 22 agosto si è buttato nel mare in burrasca a nuoto a Cala Sinzias (Castiadas) e, una dopo l’altra, ha portato in salvo quattro persone. Poi è crollato sull’arenile (“sono un pochino stanco”), senza più un grammo di energia ma felice come forse non lo era mai stato.

“Sono stati momenti concitati, attimi che sembravano una eternità. Sono davvero contento che tutto si sia risolto per il meglio. Merito anche delle persone che mi hanno aiutato”

Gabriele lo racconta il giorno successivo, nella casa di via Monte Nai, a Costa Rei. Di fronte ad un caffé e un bicchiere d’acqua.

“Mio padre ha casa a Costa Rei da tanto tempo, mi sento un po’ sardo anch’io. Amo la Sardegna e il kitesurf. Sono venuto qui anche per allenarmi, allenamenti duri. Lunedì, ad esempio, ero a Portoscuso. Così ieri avevo deciso di concedermi una giornata di relax in una spiaggia tranquilla…”

Dorme sul materassino legato ad una boa il pomeriggio del 22 agosto. Poi il mare s’ingrossa, le correnti diventano pericolose. Alle 15 vede un bambino in difficoltà, interviene e lo riporta a riva. Dopo due ore un ragazzo ed una ragazza annaspano a 50 metri dalla riva. Le correnti sono molto forti e puntano verso gli scogli: il rischio è che i due vengano sbattuti di peso sulla scogliera…

“Non sapevo se e come intervenire, poi ho visto un ragazzo che per primo si è tuffato e si è trovato anche lui in difficoltà. Allora ho usato il cervello, grazie al kitesurf ho cercato di capire in che modo trarre in salvo i due che poi, purtroppo, sono diventati otto. Gli altri sei mentre cercavano di comporre una catena umana sono finiti anche loro in balia delle onde”

Gabriele si tuffa con tutta l’energia che ha, perpendicolarmente alla corrente. Raggiunge la ragazza, la porta a nuoto più lontano dalla riva (“è contro l’istinto, ma era l’unico modo per sfuggire alla corrente”) e poi finalmente sulla battigia. Prima di raggiungere il ragazzo però è costretto a salvare i volontari che avevano fatto la catena umana. Raggiunge un uomo di 60 anni, grande e grosso…

“Mi ha chiesto di non lasciarlo. Sono riuscito a trarlo in salvo ma non so neppure io come. Se non ci fossi riuscito non me lo sarei perdonato. Spero di rivedere questa persona, mi farebbe molto piacere”

Gabriele si commuove mentre racconta. Si tuffa e si rituffa. Salva tutti. Ma è lui che vuole ringraziare i sardi.

“Erano tutti sardi in acqua, popolo meraviglioso di un’isola meravigliosa. Poi mi hanno abbracciato, mi hanno ringraziato in ogni modo. Da solo non ce l’avrei fatta. No, sono io che dico grazie a tutti voi”

Grazie a te Gabriele. La Sardegna è e sarà sempre casa tua.

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