Published on gennaio 17th, 2017 | by Scuola Media - Terza C

I mille (e utili) suggerimenti di dottor Congiu, il farmacista di Muravera

Riparte il progetto “Noi reporter a scuola” che ha come protagonisti i ragazzi della scuola media di Muravera, in particolare gli alunni della Terza C che lo scorso anno scolastico hanno anche lavorato alla realizzazione di un libro sulla Sagra degli agrumi. Lavoro realizzato grazie alle interviste fate a diverse persone del paese.

Molte di quelle interviste sono state utili per arricchire il contenuto del libro, altre sono state utilissime per accrescere le conoscenze dei ragazzi che hanno avuto la possibilità di acquisire maggiore padronanza della storia del loro paese, ma anche condividere dei momenti con molte persone e vivere così un’esperienza diversa che  ha permesso loro di confrontarsi con  generazioni lontane dalla loro, non solo per età ma anche per interessi.

Quest’anno la classe interessata al progetto è sempre la Terza C, ma i ragazzi sono diversi; il gruppo che ha lavorato lo scorso anno ha conseguito la licenza media e ora frequenta gli istituti superiori e ha passato il testimone ad altri studenti che hanno accettato con piacere di proseguire l’attività.

Quella che pubblicheremo oggi è una delle interviste  fate lo scorso anno e che, per ragioni di tempo, non è stato possibile pubblicare durante il passato anno scolastico, diciamo che fa da ”trait d’union” tra le due Terze C, quasi a sigillare un tacito accordo.

Colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che ci hanno dato una mano e che si sono rese disponibili ad aiutarci in questo interessante progetto che, speriamo, possa piacervi e coinvolgervi anche quest’anno.

Un ringraziamento particolare voglio farlo ai miei ragazzi: Alterio Francesca, Boi Giuliano, Callai Omar, Carrus Alessandro, Cau Ilenia, Diana Luca, Ena Roberta, Fanni Nicolò, Liu Sheng Davide, Lo Porto Francesca, Meloni Veronica, Mulas Filippo, Pieri Stefano, Pili Asia, Pilloni Serena, Piras Michele, Pisu Alessandro, Porcu Thomas, Serra Miriana, Schirru M. Cristina, Todde Lorenzo. In bocca al lupo ragazzi, mi mancate!

 

Abbiamo intervistato il farmacista di Muravera dottor Giorgio Congiu, che ci ha accolti nella sua casa e ci ha raccontato tante cose che ci hanno incuriosito.

Come si chiama e che lavoro fa?

Mi chiamo Giorgio Congiu , ho settant’anni e sono il farmacista di Muravera

Lei e la sua famiglia, siete originari di Muravera?

Sì, abbiamo vissuto a Muravera sino a metà degli anni Sessanta, dopo ci siamo trasferiti a Cagliari perché mio padre era vincitore di una farmacia pur mantenendo le radici a Muravera e pure il lavoro, avevamo i giardini e abbiamo continuato a mantenerli.

Quando è stata aperta la prima farmacia in paese? I primi farmacisti sono stati i Congiu oppure c’era qualcun altro?

Il 7 novembre 1897 da mio nonno che era prima farmacista a Cagliari, poi ha vinto questa sede farmaceutica e ha aperto l’attività nel Sarrabus dove mancava, anche se non si trattava della prima in assoluto, infatti ne era stata aperta una a San Vito da un certo dottor Camboni nel 1892, ma è rimasta in attività solo per cinque anni dopo ha chiuso per riaprirla poi nel 1910. Quella di Muravera era l’unica farmacia non solo nel Sarrabus ma anche nel Gerrei.

E’ vero che in passato il farmacista non si limitava solo a vendere i farmaci ma, a volte, li preparava anche?

Non solo non si vendevano, ma i farmaci in quel periodo non esistevano assolutamente. Considerate che questa era una zona malarica, per cui il farmaco che si usava per la maggiore era il chinino, le cui fiale venivano preparate completamente in farmacia. A questo proposito, ora vi racconto come trascorrevo le mie domeniche da bambino per poter ottenere da mio padre 50 lire per andare al cinema. Mio padre a me e a mio fratello ci faceva lavorare, ci preparava tutto quello che  serviva in settimana in farmacia e noi lo aiutavamo a preparare, quindi la domenica pomeriggio si facevano le pomate; la pomata per eccellenza era quella di chiola, la famosa pomata nera che veniva usata per le punture, i foruncoli per chi si infettava il dito e si metteva un impacco di pomata. Noi la domenica preparavamo tutto quello che serviva in settimana e la paga era di 50 lire che usavamo per andare al cinema.

Come mai ha deciso di studiare farmacia?

Quella del farmacista è una professione che appassiona, non so come voi vedete il farmacista, è il trait d’union tra medico e paziente, soprattutto nei paesi, qualunque problema di salute una persona possa avere, la prima persona a cui si rivolge è il farmacista, poi magari va dal medico, su consiglio del farmacista. Siamo costantemente aperti , per cui la farmacia ha un rapporto molto stretto con la popolazione, ecco perché è una di quelle professioni che appassiona. Io costituisco la terza generazione della mia famiglia che ha studiato farmacia e i miei figli la quarta.

Lei ora vive un po’ a Muravera e un po’ a Cagliari, ha quindi la possibilità di vedere il paese da due prospettive diverse: da abitante fisso del posto e da pendolare. Secondo lei, Muravera sta progredendo, regredendo o è ferma? A noi sembra che ci sia ben poco in paese.

Questa è una bellissima domanda. Io vivo a Cagliari, ma, quando gli impegni non me lo impediscono, vengo ogni giorno a Muravera. La domanda che mi avete appena posto mi porta a fare una profonda riflessione che, anche come amministratore in questi ultimi anni mi sono fatto più volte. Muravera non sta regredendo, attenti perché dal punto di vista naturalistico è eccezionale, probabilmente i cittadini devono amare di più Muravera, cercare di renderla più piacevole, dico ai cittadini ma anche la pubblica amministrazione, ma non sempre l’amministrazione fa, e lo dico con molta critica anche nei miei confronti che sono stato amministratore per cinque anni, o riesce a fare quello che si dovrebbe. Nel biennio 2014/15 il Comune di Muravera aveva un milione di euro che lo Stato ci ha portato via perché Muravera era un Comune virtuoso, per darlo ai comuni meno virtuosi, questa cifra, se ben spesa, avrebbe aumentato notevolmente la visibilità del paese. Allora mi dico che è necessario un piccolo sacrificio da parte dei cittadini. Se avete notato lungo la strada, ho da sempre abbellito con dei fiori, la facciata del palazzo. Non sono grosse spese, potrebbe farlo chiunque, se ognuno di noi abbellisse le proprie facciate, le proprie terrazze, soprattutto durante l’estate, queste sono le piccole cose che potrebbero stimolare l’amm.ne a fare qualcosa. No, non stiamo regredendo, forse Muravera si sta evolvendo troppo in fretta, mi rendo conto che ci sono situazioni anomale che il paese dovrebbe tenere sotto controllo.

E’ vero abbiamo un teatro non ancora ultimato, ma credo che una volta finito, bisogna pensare a come gestirlo, è inutile avere una struttura che non funziona. Io credo che dovrebbe funzionare coma cinema durante la settimana, ma anche  e soprattutto per aumentare  quel turismo di spalla nei periodi morti con il turismo della terza età, cioè portare la gente sino al mesi di novembre e poi riprendere a febbraio però noi dobbiamo dargli delle occasioni, la gente che va al mare a fare una passeggiata e dalle due è a casa perché poi c’è freddo, può alla sera fare una passeggiata, in giro per Muravera, vedere uno spettacolo a teatro, visitare i siti archeologici della zona, visitare il nostro centro storico, lo sapete che Muravera ha i 4/5 di centro storico con dei portali , e girando per il paese li avete notati, completamente abbandonati? Questo purtroppo è frutto di interessi nei tempi passati, quando si è abbandonato il centro storico per lottizzare in periferia e questo succede o è successo in tutti i paesi e le città, per cui la prima cosa da fare è rivisitare l centro storico e creare l’albergo diffuso dove poter andare a mangiare e dormire. Se ci fate caso, noi abbiamo tutto in via Roma: negozi, bar, ristoranti, il centro storico è morto perché non siamo riusciti  creare nel centro storico un percorso che sia attivo.

Ci è stato riferito che lei conosce bene la storia del paese dal punto di vista dell’agrumicoltura, possiamo quindi rivolgerle delle domande su agrumi e sagra?

Certo che potete farlo.

E’ vero che in passato l’agrume non era l’unica coltura di Muravera?

E’ verissimo, negli anni 40/50 Muravera, il Sarrabus diciamo, aveva due stabilimenti dove si preparava la conserva, oggi c’è la Casar, ma allora Muravera era il centro primario della produzione di conserva; gli stabilimenti erano due, uno dove oggi c’è la Piazza Europa e l’altro a S. Vito. Successivamente a questo, negli anni Cinquanta, ci fu la grossa produzione di barbabietola da zucchero; dalla via Roma sino al canale e oltre, c’erano coltivazioni di barbabietola e ogni sera partivano i camion per Villasor, tra l’altro con una produzione eccezionale con un grado zuccherino altissimo. Successivamente, una delle grosse produzioni che possiamo definire agricola-industriale fu quella delle canne: Cicitu Piras si era inventato la fabbrica delle canne. Nel territorio c’era una grossa quantità di canne  nel fiume che crescevano spontaneamente, lui aveva utilizzato un sistema per pulirle  e, dopo averle spaccate, costruiva le stuoie. Queste canne partivano per Sanremo dove venivano utilizzate per i filari dei fiori, non esisteva ancora la plastica, oggi infatti le canne sono state sostituite da paletti di plastica. Da Muravera partivano camion carichi di canne quasi quotidianamente. Ma non dimentichiamo il settore zootecnico, a Muravera negli anni sessanta era presente una vaccheria che ospitava circa 750 vacche. L’azienda apparteneva al signor Togni un imprenditore bresciano che ha voluto investire nel nostro territorio. Le sue vacche producevano quotidianamente circa 40 litri di latte al giorno che il fattore, Beniamino Zedda, portava a Cagliari col suo camion “Tigrotto”.

Un’altra produzione agricola è legate alle risaie. Sempre negli anni Sessanta abbiamo avuto una grossissima influenza da parte del dr. Giulio Togni che è morto lo scorso anno, era il proprietario della TASO ( trasformazione agraria Sardegna orientale). Questo signore era presidente della Camera di commercio di Brescia, telefono al suo collega di Cagliari, chiedendogli se in zona era possibile trovare un terreno di 3/400 ha accorpati. Le sue prospettive erano queste: un terreno che costasse niente, anche malsano, l’importante era che ci fosse un fiume che avesse acqua. Venne contattato mio padre che il venerdì successivo alla telefonata accompagnò il dr Togni a Muravera e lo portò a vedere i terreni migliori, ma lui ripetè anche a mio padre che non voleva terreni buoni. Allora mio padre lo portò verso il mare dove c’erano le risaie: quelli erano i terreni che voleva e li comprò (350 ha), li accorpò e  li slavò. Bonificò tutto con l’acqua che attingeva dal Flumendosa e con quella che prendeva da una vena da lui individuata nella zona dove ora c’è il mattatoio. Rese quei terreni da paludosi in terreni da coltivazione, produceva cereali che serviranno in seguito, come vi ho detto prima, per le vacche. Quando il signor Togni chiuse la vaccheria ( siamo negli anni 1975/78, gli anni dell’avvento  della Comunità Europea, gli stessi in cui vennero tolte le quote latte e, di conseguenza, abbattute molte vacche), la produzione cerealicola non serviva più e i terreni destinati a quelle coltivazioni  tornarono ad essere risaie. Muravera si distinse allora per la produzione del riso non da cucina ma da semina; produzione eccezionale che  ha fatto vincere a Muravera ogni anno il primo premio per la qualità da seme.

Ci racconta com’è arrivata la cultivar Washington a Muravera?

Mio padre ordinò dalla Sicilia delle piante di arance tarocco, che era l’eccellenza degli agrumi, per potenziare e migliorare le cultivar locali; tra queste cento piante ne arrivarono 15 che non erano tarocco, Ricordo che mio padre si arrabbio moltissimo, ma le piantò ugualmente. Dopo un anno e mezzo venne fuori questo arancio buonissimo, con un gusto particolare rispetto al tarocco che è un po’ asprigno. In seguito mio padre portò l’innesto di questo arancio a Villasor dove c’era un impianto di agrumicoltura in cui innestavano le piante. Qui nacquero una seri di innesti nuovi del nuovo cultivar, il Washington. Questo accadde agli inizi degli anni Sessanta.

Che ricordi ha delle diverse edizioni della sagra degli agrumi? Com’è cambiata negli anni questa manifestazione?

La sagra degli agrumi, dobbiamo dare atto che è iniziata grazie a Luciano Cacciabue negli anni Sessanta; insieme alla moglie, Rita Vacca, gestiva l’hotel Corallo, anche se a Muravera ancora non si parlava di turismo. Lui ebbe l’idea di trasformare tutto, simo negli anni Sessanta, quando si è iniziata a costruire la base militare di san Lorenzo. Il signor Cacciabue capì che stava iniziando un periodo che avrebbe cambiato il destino del paese e del territorio. In quegli anni neanche Costa Rey e Villasimius erano località turistiche.

La prima sagra venne organizzata nel mese di febbraio del 1961, quando appunto Luciano Cacciabue, in quel tempo presidente della Pro loco di Muravera, ebbe l’idea di creare un carnevale in stile Viareggio, cioè con carri allegorici che dovevano però pubblicizzare le arance. Lo scopo dell’iniziativa era legato alla valorizzazione di una realtà: quella degli agrumi.

Fu sicuramente un’idea lungimirante, infatti oggi la sagra è parte integrante delle feste di Muravera.

(Chi volesse conoscere la storia della sagra, ma anche di Muravera, raccontata da dr Congiu e da altre persone del paese può richiedere il libretto “ La sagra ieri e oggi” scritto dai ragazzi delle Terza C).

Le prime sagre erano molto belle, c’era una gran partecipazione da parte del paese, poi piano piano sono cresciute, io ritengo che siamo arrivati al limite della sagra, oggi dobbiamo pensarla in modo diverso perché abbiamo finito tutte le cose che dovevamo fare.

L’evoluzione della sagra è stata eccezionale sino al decennio 1990-2000, dopo di che abbiamo avuto un calo. Seconde me è necessario dare maggiore impulso , magari iniziando l’organizzazione in anticipo e avere il tempo di studiare e preparare il tutto, ripristinare alcune cose e renderla meno ripetitiva. I carri diminuiscono ogni anno e poi ragazzi, c’è troppo campanilismo tra i paesi del Sarrabus. Inoltre bisognerebbe aumentare il premio, preparare un carro è costoso, infatti io ritengo che sia giusto dare un aiuto a chi si prodiga per questa manifestazione, cosa che io cerco sempre di fare perché ci tengo che queste tradizioni si tengano vive. Sarebbe bello organizzare una“ sagra a contrade” in modo che sia un rione del paese a partecipare, raccogliendo idee e non partendo dall’idea di un singolo, creare quindi una serie di contrade, un po’ come stanno facendo i ragazzi del comitato di S. Lucia che hanno ripristinato un’usanza rionale che non si ripeteva più da anni, creando una festa che vede come protagonista il comitato e tutto il rione che, in modi diversi, contribuisce alla riuscita della festa.

La sagra ha dato valore all’agrume?

Si, moltissimo. L’ha spinto sia nel mercato di Cagliari che fuori, anzi soprattutto fuori. Noi abbiamo un prodotto di nicchia, dobbiamo cercare di unirci e imparare a fare la commercializzazione, l’agricoltura la sappiamo fare, quello di cui abbiamo bisogno una commercializzazione seria.

Secondo lei, sarebbe meglio anticipare la sagra di qualche mese piuttosto che continuare ad organizzarla nei mesi di Marzo-Aprile quando di protagonista della manifestazione, cioè le arance, non ce n’è più?

Domanda interessante anche questa. Cacciabue aveva iniziato a gennaio a fare la sagra, ma poi pioveva sempre, di solito a gennaio c’erano le secche, ma quando c’era la sagra pioveva sempre. A dire il vero, ce lo siamo sempre chiesti se spostare o no la sagra. L’arancio per maturare ha bisogno di molto freddo, quindi si deve aspettare il periodo freddo della stagione. Si era però deciso di spostarla al mese di aprile anche per iniziare a portare i primi turisti della stagione estiva in arrivo. Quando ero presidente del consorzio turistico, proposi di creare un circuito molto interessante per i turisti: spostare la sagra a dopo la metà del mese di aprile perché subito c’è il Primo maggio che si festeggia a Cagliari con  Sant’Efisio. Quindi se noi vogliamo creare un circuito accattivante per  i turisti, mettendosi d’accordo per le date, dobbiamo abbinare due o tre sagre e fare arrivare tante persone nel nostro territorio.

Che futuro ha Muravera come località turistica?

Innanzitutto dobbiamo cercare di migliorare l’offerta turistica anche se, badate bene ragazzi, il nostro territorio vanta due milioni di presenze, siamo al primo posto come aumento delle presenze turistiche; dobbiamo, a mio avviso, trovare un’alternativa al mare. L’offerta del solo mare è limitativa e circoscritta a un ristretto periodo. Bisogna trovare delle alternative al mare che possono essere tranquillamente un circuito dei musei, degli ovili, delle peschiere. Voi non avete idea, ad esempio, di cosa voglia dire per un continentale, per uno straniero arrivare in pescheria e vivere lì una giornata intera. Ricordo che una volta arrivarono dei giornalisti tedeschi, li portai in peschiera a cena, era una notte di luna piena; inizialmente non volevano mangiare cozze crude, ma una volta assaggiate si fermarono solo quando ne mangiarono ben dieci chili. Scrissero poi un bellissimo articolo sulla zona  e su quello che avevano visto, mi dissero che in questo territorio, proprio per le sue caratteristiche, il turismo deve essere rurale, naturalistico. Dobbiamo creare un circuito culturale-naturalistico. Ecco perché è importante anche il teatro, come ho detto prima, è una struttura che ci consentirà di portare turisti in tutte le stagioni.

Dr Congiu, prima di offrire patatine e bibite ai ragazzi, chiude l’intervista con queste parole: “Grazie ragazzi, è stato un piacere chiacchierare con voi, siete un bel gruppo, ragazzi molto educati e rispettosi”

 

 

 

 

 

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